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GLOSSARIO > FAQ - Le domande frequenti
La patina batterica è composta da una componente acellulare proveniente dal saccarosio della dieta (zuccheri), e da parti proteiche derivanti dalla scissione delle proteine contenute nella saliva ad opera d'enzimi prodotti dai batteri orali. La componente cellulare, a sua volta, è costituita da un'enorme varietà di batteri.
La corretta igiene orale elimina l'accumulo della flora batterica della bocca. Quest'ultima è costituita da un ecosistema di circa 200 specie diverse di batteri che si organizzano in colonie e raddoppiano di numero in circa 24 ore. L'insieme di questi batteri forma la cosiddetta placca. Per ogni milligrammo di placca vi sono sono circa 800 milioni di microbi.
Nei suoi primi momenti di formazione la placca è facilmente asportabile. Inoltre è facilmente evidenziabile mediante l'uso di speciali coloranti.
La bocca presenta una flora batterica simile a quella delle delle feci, ovvero quello che accade ad una estremità del tubo digerente accade anche all'estremità opposta, per questa ragione dobbiamo pulirla ogni volta che la usiamo.
Per placca s'intende una patina sottile di solito trasparente di materiale gelatinoso molto adesivo che rende i denti scivolosi al tatto. Essa ricopre parte del dente al di sopra e al di sotto del margine gengivale, per questo si distingue la placca sopragengivale da quella sottogengivale anche se sfumano l'una nell'altra. La placca si può rimuovere solo usando strumenti abrasivi.
Il termine placca è uno dei pochi vocaboli relativi all'igiene orale ormai generalmente diffuso e riconoscibile. Tale termine purtroppo deriva dall'impropria traduzione del termine inglese PLACK e fa pensare alla placca come a qualcosa di duro, aderente, difficile da rimuovere. Per questo sembra necessario usare insistenza e forza. Il termine appropriato è piuttosto: patina.
E' davvero triste che un errore di traduzione tanto banale sia causa di danni gravi e purtroppo frequentissimi: denti abrasi all'altezza dei colletti insieme a gengive escoriate retratte ed abbassate per l'uso impropriamente violento dello spazzolino. Poche altre volte un equivoco linguistico ha prodotto danni di così enormi proporzioni!
La patina non rimossa metodicamente e periodicamente con lo spazzolino ed il filo aumenta sempre più di spessore e con l'arrivo di nuovi batteri e per proliferazione di quelli già esistenti, diventa visibile. Dopo circa tre settimane la patina si calcifica diventando simile a gesso duro, a causa della precipitazione dei sali salivari (in particolare dei fosfati di calcio). A questo punto si forma il tartaro per la rimozione del quale è necessario ricorrere al dentista perchè filo e spazzolino non sono più efficaci. Occorre praticare la detartrasi o scaling (rimozione del tartaro), che dovrà essere completata, ove necessario, con un'accurata lisciatura delle radici (planing), per togliere il cemento morto e tossico ed ogni irregolarità superficiale dalle radici che impedirebbe la guarigione e favorirebbe il deposito di nuova placca.
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